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Chiesa di San Giovanni degli Eremiti

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Chiesa di San Giovanni degli Eremiti

Via dei Benedettini, 20 - Palermo (Palermo)

Descrizione

Via dei Benedettini, 20, Palermo Palermo

Provate ad immaginare Palermo senza il fascino esotico delle cupolette intonacate di rosso che coprono la chiesa di S. Giovanni degli Eremiti. Uno degli edifici ecclesiastici più affascinanti e singolari della nostra città.

La Chiesa di S. Giovanni degli Eremiti, uno dei più insigni edifici medievali di Palermo e uno dei monumenti-simbolo della città, fu costruita in epoca normanna, tra il 1130 e il 1148, sotto il regno di Ruggero II.
Sorge in un luogo che, anche a causa della presenza di una fonte sotterranea e di una grotta, ha mantenuto in epoche diverse un carattere sacro. Vi si sono succeduti un edificio pagano, un monastero gregoriano dedicato nel 581 a S. Ermete e un edificio islamico del X secolo.
La Chiesa faceva parte di un monastero, dedicato nel 1136 a S. Giovanni Evangelista e a S. Ermete e affidato da Ruggero II ai Benedettini di Montevergine.
Del complesso conventuale che comprendeva la sala del Capitolo, un dormitorio, un refettorio, il cimitero, la chiesa di S. Giovanni e il chiostro, si possono ancora ammirare la chiesa, il chiostro e pochi resti del monastero.
La posizione del complesso monastico nei giardini del Palazzo Reale, in prossimità dell’antico fiume Kemonia (oggi interrato) e i prestigiosi incarichi che l’abate ricopriva a corte, tra cui quello di confessore del re, mostrano l’importanza del monastero presso i sovrani normanni.
Successivamente il prestigio del convento venne meno. Nel corso del ‘500 la chiesa fu inglobata interamente in un’altra costruzione. Alla fine dell’800, l’architetto Giuseppe Patricolo realizzò un esteso intervento di “liberazione” nel tentativo di restituire il complesso all’originario splendore, demolendo gli ampliamenti cinquecenteschi e dando all’edificio l’aspetto oggi visibile e tanto caratteristico.
Esemplare dello stile dell’epoca normanna, la chiesa è un edificio cristiano costruito secondo modelli architettonici islamici. Lo si rileva dalle sue proporzioni armoniose e non troppo grandi, dalla predilezione per le forme geometriche semplici (il cubo e il parallelepipedo, sormontati dagli emisferi delle cupole), dal raffinato accostamento dei volumi, dai paramenti murari lisci e retti.
Orientata verso est, la chiesa ha un impianto a croce commissa (cioè a forma di T) e una rigorosa forma geometrica chiusa, sulla quale spiccano le 5 cupolette emisferiche di colore rosso. Il campanile, che si sviluppa sul braccio occidentale del transetto, ha tre ordini di finestre. Sulle pareti laterali della chiesa si aprono delle finestre ogivali, originariamente coperte da transenne di gesso arabescate (ne resta nel sito solo una copia). Un esemplare di tali transenne in gesso, venuto alla luce durante i lavori ottocenteschi, è ora conservato nella Galleria di Palazzo Abatellis.
Il modulo costruttivo interno della chiesa è dato da una struttura cubica sormontata da una cupola. Tale modulo si ripete cinque volte: due nelle campate dell’unica navata, tre nel transetto.
L’accostamento del quadrato, che rappresenta la terra, al cerchio, che rappresenta il cielo, ricorre sia nella cultura islamica fatimita sia in quella bizantina.
Nelle volte la struttura quadrata trapassa nella cupola semisferica per mezzo di nicchiette angolari. Persi gli intonaci originali, queste nicchiette a triplice rincasso restano il solo elemento decorativo di un interno lineare e semplicissimo.
Durante i restauri del 1880 fu portato alla luce, a destra del transetto della chiesa, un più antico edificio islamico, con una sala rettangolare, un portico e un cortile scoperto. Non ne è certa la funzione, se di vera e propria moschea o di semplice sala di preghiera; dei pilastri e delle colonne che dividevano il suo interno restano solo le basi. Le finestre esterne erano a feritoia e quelle interne ad ogiva. Il soffitto era coperto da volte a crociera ogivali.
In epoca normanna, e anche successivamente, la sala fu adibita ad usi religiosi cristiani. Lo provano gli affreschi medievali superstiti (La Madonna in trono tra S. Giovanni benedicente e S. Giacomo o Ermete), sulla cui esatta datazione non c’è però accordo. Del portico, perpendicolare alla sala, restano tracce nel muro sul lato destro della chiesa. Il recinto scoperto, in epoca normanna venne utilizzato come cimitero per i membri della corte.
Ultima vestigia del convento il Chiostro, di datazione problematica, verosimilmente del XIII secolo. Esso si presenta di forma rettangolare, con gli archi a sesto acuto su colonnine binate. La sua collocazione a ovest della chiesa è atipica, e forse dovuta alla presenza dei locali del monastero, cronologicamente anteriori.
All’ingresso del sito è il giardino informale, databile alla fine del XIX secolo, di impianto romantico con flora in prevalenza esotica; nell’area più prossima alla chiesa si aggiungono piante di agrumi, insieme a nespoli, allori e ulivi.

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Chiesa di San Giovanni degli Eremiti

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